Un compito di responsabilità!

Quando adottiamo una pianta, tutti noi sappiamo che il nostro compito principale sarà annaffiarla. Scontato e quasi banale a dirsi, lo è altrettanto metterlo in pratica nella maniera corretta?

A quanti di noi, invece, sembra un arduo compito capire come, quando e quanta acqua fornire alle diverse piante?

Se chiediamo agli intenditori, ci risponderanno che le “Le piante parlano”, in realtà la maggior parte di noi non le sente, e i fattori in gioco sono veramente tantissimi.

Cercheremo di fare un pò di ordine con questa mini guida che non farà il miracolo ci decifrare il difficile ‘linguaggio floristico’, ma ci darà dei piccoli e grandi aiuti pratici in modo che anche i non espertissimi, possano affrontare più serenamente questa fondamentale attività.

Perché è fondamentale innaffiare

Banalmente, la sola acqua piovana non basta a soddisfare le esigenze idriche delle nostre piante, sia quelle che arricchiscono il nostro giardino, sia e, soprattutto, quelle che scegliamo di coltivare in vaso.

Meno banalmente, svariati fattori incidono sulle domande che ci stiamo mettendo circa come, quando e frequenza delle irrigazioni.

Non esistono un prontuario con precise regole da seguire, in quanto dipende principalmente dal tipo di pianta ma, per una stessa pianta dipenderà  dall’ esposizione, dal clima della nostra zona, dalla stagione, dal tipo di substrato e ultimo (ma non per importanza) dal contenitore in cui dimora.

COME CAPIRE IL MOMENTO GIUSTO

Partiamo da un dato di fatto ormai appurato: la pianta non ci chiederà un bicchiere d’acqua!

Dobbiamo quindi aguzzare l’ingegno e sfruttare i nostri sensi, il nostro istinto, e in futuro la nostra esperienza, per far nostro l’aspetto fondamentale: come capire quando una pianta e in sofferenza per intervenire prima che sia troppo tardi.

Come farsi aiutare dai nostri sensi

Il primo contatto con le nostre piante è quello visivo. Conosciamo l’aspetto che la pianta scelta dovrebbe avere o che ha sempre avuto, quindi stiamo attenti a qualunque variazione, per esempio gli apici, fiori e foglie un po’ afflosciati; colori delle foglie che cambiano, ingiallendo; foglie che raggrinziscono tendono al basso; i fiori sono radi piccoli e meno sgargianti,ecc… Questi sono tutti sintomi di una richiesta di aiuto.

Un altro senso da sfruttare è il tatto. Prima cosa, molto utile toccare il terreno di coltura fino a qualche centimetro di profondità, per verificarne l’umidità. Ma non solo, è importante “sentire la freschezza” delle foglie di solito fresche e turgide se non hanno bisogno di ulteriori somministrazioni di acqua.

In alcuni casi anche l’olfatto ci può aiutare, soprattutto se abbiamo commesso il grave e frequente errore, di esagerare con la quantità d’acqua fornita. L’eccesso d’acqua e il seguente ristagno, infatti, generano cattivi odori e provocano marciumi apicali non meno gravi e irreparabili rispetto ad una carenza di acqua.

Comuni tecniche per innaffiare

 

Anche il modo in cui si innaffia fa la differenza.

Alcune specie prediligono uno o l’altro a seconda della loro conformazione; qui di seguito citiamo i più frequenti:

  • Utilizzando un annaffiatoio dal collo stretto, versiamo l’acqua DALL’ALTO direttamente sul substrato senza bagnare le foglie.

Eliminiamo l’acqua in eccesso dal sottovaso per scongiurare i ristagni.

In questo modo si innaffiano le Dracene, la Schefflera, la Kentia, la Chamaedorea, l’Edera

 

  • Un’altra tecnica usata è quella DAL BASSO, versiamo direttamente l’acqua nel sottovaso che risalirà dai fori per andare ad inumidire l’intero substrato. Tecnica valida per vasi di piccole dimensioni e per alcune specie ad esempio la Violetta, la Pilea, la Maranta, il Ciclamino, ecc…

 

  • Infine, PER IMMERSIONE: immergiamo l’intero vaso in un recipiente con acqua per qualche minuto, per poi lasciar scolare. Utile nel caso di vasi pensili, è un rimedio usato per salvare una pianta che sta seccando rapidamente. E’ la tecnica più usata nel caso delle Orchidee.

 

  • Nebulizziamo con moderazione le specie che in natura vivono in ambienti umidi. In genere, però, evitiamo di bagnare direttamente foglie e fiori per evitare di danneggiarli.

PIANTE IN VASO

 

Come abbiamo già visto, le tecniche di coltura e soprattutto le esigenze idriche variano molto in base al tipo di messa a dimora da noi scelto.

Ogni specie ha le sue preferenze e se abbiamo dei vasi molto grandi, resistiamo alla tentazione di mettere insieme specie diverse perché avranno esigenze diverse anche per le esigenze idriche.

Vediamo come affrontare l’innaffiatura delle nostre piante in vaso, che richiedono una maggior attenzione, a parità di specie, rispetto quelle che dimorano in piena terra.

 

  • Primo fattore da considerare:il materiale del contenitore 

La terracotta è un materiale più poroso, permette quindi una maggior circolazione dell’acqua, rispetto alla plastica che isola mantenendo un più alto grado di umidità. Di questa differenza è bene tenerne conto e se abbiamo vasi in terracotta aumentiamo, anche se di pochissimo, la dose di acqua.

  • Un altro importante importante aspetto è la dimensione del vaso: naturalmente più è grande il vaso maggiore sarà la quantità di acqua da somministrare ma non solo, varia di molto anche la frequenza in quanto i vasi piccoli non hanno la capacità di immagazzinare negli strati inferiori del substrato, seccandosi molto rapidamente. Per cui, è molto probabile sia necessario ripetere l’innaffiatura quotidianamente, soprattutto nei periodi caldi.
  • Il sottovasoè un’arma a doppio taglio perché è pratico e aiuta nelle operazioni ma nelle specie delicate può favorire il ristagno. Quindi, si al suo utilizzo, anche per l’innaffiatura dal basso, ma attenzione all’acqua in eccesso.

 

In quale momento della giornata è meglio innaffiare?

 

Importante quesito! Durante il periodo estivo, evitiamo assolutamente le ore calde della giornata, quindi quelle centrali, nelle quali ci sarà un’elevata evaporazione e inoltre rischiamo lo shock termico all’apparato radicale.

Innaffiamo quindi con il fresco del primo mattino o a fine serata, cosi le radici avranno tutto il tempo di assorbire lentamente l’acqua fornita.

 

Piante grasse in vaso

 

Diversamente da quello che si pensa, anche le piante grasse hanno bisogno del nostro aiuto.

Le piante grasse in vaso, temono più di altre specie i ristagni, quindi assicuriamoci che abbiano un substrato drenante, meglio se sul fondo del vaso creiamo uno strato sabbioso che faccia defluire l’acqua.

 

Hanno la capacità di immagazzinare grandi quantitativi di acqua e resistono molto bene a lunghi periodi di esposizione al sole e siccità, ma anche loro hanno bisogno di integrarla, soprattutto per la salute delle radici che consentirà alla pianta di imprigionare l’acqua sufficiente.

  • Prevediamo delle annaffiature saltuarie: in inverno una volta ogni tre settimane, mentre in estate anche ogni 10 giorni se all’esterno, 20 se in appartamento.
  • Per capire di quanta acqua hanno bisogno dobbiamo osservarle bene e integrare acqua solo se il terreno è completamente asciutto.
  • In che modo innaffiare le piante grasse?


Possiamo utilizzare la tecnica dell’immersione per qualche minuto del vaso in un recipiente che lo contenga interamente con l’acqua.

Se la pianta è a dimora con altre piante che non gradiscono l’immersione, innaffiamo dall’alto, basterà qualche cucchiaio di acqua.

Un’ atra tecnica è la nebulizzazione.

Le piante in giardino

 

Anche se la loro gestione, soprattutto idrica, è più semplice rispetto alle piante in vaso, dobbiamo sempre ricordare che la sola acqua piovana e l’umidità notturna non bastano ad affrontare le calde giornate estive.

Dovremo quindi prevedere delle irrigazioni frequenti, che possono essere a giorni alterni se le temperature non sono troppo alte, quotidiane in piena estate.

In questo caso più che in altri, importante l’orario (preferibilmente al mattino ma va ancora bene al tramonto); evitiamo comunque gli eccessi per permettere alle radici di crescere sane e distribuirsi sia in larghezza che in profondità.

A differenza delle piante in vaso, in questo caso, salvo lunghi periodi di siccità, durante l’inverno si può sospendere l’irrigazione.

Il prato

Avere un bel prato non è semplice, ma neanche impossibile!

In questo caso, dobbiamo essere più metodici rispetto ad altre situazioni e programmare l’irrigazione nelle ore serali per evitare l’evaporazione dell’acqua.

 

Si consiglia un sistema di irrigazione a pioggia, meglio se automatico, per avere un prato sempre verde e rigoglioso, evitando di inzuppare eccessivamente alcune zone a discapito di altre.

Uno sguardo all’ambiente

L’acqua è il bene più prezioso per tutte le forme viventi.

Dobbiamo quindi averne cura, stando attenti ad usarla sempre con parsimonia.

Vediamo insieme 3 trucchetti per evitare inutili sprechi:

  • Non buttiamo via l’acqua usata per sciacquare le verdure, raccogliamola in un contenitore e usiamola per bagnare le piantine in appartamento e sul terrazzo.
  • Mentre piovve, mettiamo dei contenitori con apertura ampia sul terrazzo, è ottima per le innaffiature.
  • La regola più volte ricordata di innaffiare in orari “freschi”, oltre a garantire la salute dell’apparato radicale, evita che la maggior parte dell’acqua sia sprecata con l’evaporazione, ridurremo cosi la quantità che sarà necessario fornire al substrato.

 

Focus

 

Affrontiamo ora degli aspetti dell’acqua che spesso non consideriamo:

 

  • La temperatura dell’acqua deve sempre essere quella ambiente, cioè grossomodo la stessa delle radici. Attenzione quindi all’acqua del rubinetto se ha una temperatura inferiore, ad esempio in autunno e inverno, soprattutto quando innaffiamo le piante da interno che avranno una temperatura molto diversa da quella esterna e quindi anche da quella dell’acqua appena sgorga dal rubinetto.

 

  • Consideriamo anche che l’acqua del rubinetto viene addizionata con del cloro, la qual cosa serve a tutelare noi da eventuali proliferazioni batteriche, ma può danneggiare la pianta andando ad uccidere il prezioso ecosistema batterico e fungino fondamentale per arricchire il substrato delle nostre piante

 

  • Capita molto spesso che l’acqua di rete abbia un’alta percentuale di calcare, spesso non gradito alle piante

Una ottima soluzione  è quella di lasciar riposare l’acqua per almeno 24 ore prima di innaffiare, cosi la temperatura sarà molto simile a quella ambiente e il cloro si scomporrà e in gran parte evaporerà. Inoltre il calcare si depositerà sul fondo rendendo l’acqua meno alcalina.

L’acqua depositata sul fondo non dovrà essere utilizzata per innaffiare.

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